SPAZIO AL BENESSERE. Come la Psicologia Ambientale e il Biophilic Design possono rigenerare l’ambiente di lavoro.

Libro a cura di Lucilla Malara e Donatella Mongera. 

In un mondo in costante evoluzione, come possono gli spazi di lavoro diventare strumento strategico per il benessere delle persone e delle organizzazioni? Come trasformare i luoghi di lavoro in ambienti più sani e sostenibili?

Le autrici - un architetto e biophilic designer e una psicologa del lavoro e ambientale - dimostrano come il concetto di workplace, o spazio di lavoro, abbia acquisito un nuovo significato e un ruolo fondamentale in relazione al benessere psicofisico delle persone e alla realizzazione degli obiettivi di ogni azienda.
I cambiamenti culturali, sociali, geopolitici, ambientali, economici e tecnologici oggi in atto richiedono un ripensamento profondo di modelli, processi, strumenti e decisioni. In tale contesto, anche lo spazio di lavoro si evolve per diventare uno strumento estremamente importante a supporto del cambiamento. E lo stesso si può dire del concetto di benessere lavorativo la cui interpretazione negli ultimi decenni è passata da una visione limitata principalmente alla sicurezza fisica, a un approccio che considera una vasta gamma di fattori, inclusi il benessere psicologico, l’ambiente lavorativo, la cultura organizzativa, l’equilibrio tra vita professionale e vita privata.
La diffusione e l’importanza attribuita a tali politiche riflette una maggiore attenzione al benessere lavorativo e alla creazione di un ambiente di lavoro che supporti il coinvolgimento e la motivazione dei dipendenti. Le aziende che implementano queste iniziative possono beneficiare di una maggiore produttività, minori tassi di assenteismo e un migliore clima aziendale.
Per una comprensione più profonda del legame tra spazio costruito e benessere, nel volume vengono presentati tre approcci progettuali chiave:
- il Social Design, che si propone di colmare il divario tra chi progetta e chi occuperà gli spazi;
- l’Evidence-Based Design, che fonda le scelte progettuali sulle evidenze scientifiche più recenti;
- il Biophilic Design che, mettendo in evidenza quanto sia importante il contatto con la natura ai fini del benessere psicofisico, raccomanda l’integrazione di elementi naturali nell’architettura.
Tre approcci che costituiscono una panoramica esaustiva dei principali studi e concetti di Psicologia Ambientale applicati alla progettazione degli spazi lavorativi.
Dove il luogo di lavoro diventa uno strumento per esprimere gli obiettivi, i valori e la mission aziendale; per facilitare l’adozione di nuovi modelli organizzativi e sostenibili, per attrarre, coinvolgere e fidelizzare le persone. Le condizioni ambientali, infatti, possono influenzare in modo significativo la scelta di appartenere e restare in un’organizzazione, di condividere obiettivi e stile di management, di trovare spazio per la propria crescita personale e professionale e di contribuire al successo dell’azienda.
Progettare luoghi di lavoro che tengano conto dei bisogni fisici, cognitivi, emotivi e comportamentali, secondo l’approccio della Psicologia Ambientale e del Biophilic Design, si rivela così essenziale sia per le persone sia per le aziende.
I contributi teorici e gli esempi illustrati nel volume mostrano come lo spazio architettonico può essere considerato un vero e proprio strumento strategico innovativo per lo sviluppo organizzativo e la gestione delle risorse umane.
Tale approccio, infatti, mira non solo a migliorare il benessere psicofisico delle persone e la qualità delle loro relazioni, ma anche a integrare nella progettazione degli spazi di lavoro la cultura aziendale e il modello manageriale per sostenerli, facilitando comportamenti coerenti e funzionali al raggiungimento degli obiettivi strategici, in modo che gli interessi di sviluppo dell’azienda e delle persone che ne fanno parte possano coincidere. L’approfondimento degli studi e delle ricerche nell’ambito della Psicologia Ambientale ha fornito ampia evidenza dell’influenza che l’ambiente e la persona rivestono reciprocamente. Alcuni luoghi risultano più rilassanti perché piacevoli e in grado di generare benessere, altri invece sono fonte di stress.
In tale contesto, la Psicologia Ambientale ha iniziato a dialogare fino a integrarsi con altre discipline, come le scienze architettonico-ingegneristiche, dando origine alla Psicologia Architettonica.
Una nuova disciplina dedicata allo studio degli effetti che gli spazi costruiti hanno sul benessere psicofisico degli individui e all’interazione reciproca tra comportamenti umani e conformazione architettonica. In particolare, essa analizza come l’esposizione a determinati ambienti possa interagire con le caratteristiche individuali e generare cambiamenti fisiologici, cognitivi, emotivi e comportamentali nelle persone.
Entrambe le discipline, Psicologia Ambientale e Architettonica, attraverso i loro contributi scientifici, forniscono la cornice teorica di riferimento affinché la progettazione di uno spazio possa definirsi Evidence-Based, si fondi cioè sui risultati dell’evidenza empirica.
Ovviamente, nella risposta psicofisica, di preferenza o valutazione funzionale di un determinato ambiente, intervengono molteplici fattori. Alcuni sono condivisi dalla quasi totalità delle persone, altri accomunano gruppi di individui con inclinazioni e bisogni simili, mentre altri ancora sono strettamente personali e dipendono dall’età, dalle conoscenze, dalle aspettative, dal gruppo sociale di appartenenza. Di conseguenza, le persone sviluppano la loro relazione con uno spazio in base a diverse caratteristiche ambientali, come la natura dello spazio e la varietà degli elementi presenti, quali la luminosità, i colori, i suoni e le dimensioni.
Per quanto riguarda l’approccio del Biophilic Design, occorre tenere presente che molti dei nostri comportamenti ed emozioni attuali derivano da una relazione antica e profonda con la natura. La specie umana, esposta alla ricchezza e complessità degli stimoli naturali nei luoghi in cui si è evoluta, ha sviluppato e interiorizzato schemi cognitivi, emotivi e comportamentali preziosi per la sopravvivenza, integrandoli nel suo patrimonio genetico. Schemi che rimangono una parte importante della nostra esperienza e delle relazioni con l’ambiente. Il desiderio di riconnettersi con la natura e i suoi sistemi ha dimostrato di avere un effetto benefico sul benessere psicofisico, sulla salute mentale e sulla percezione di rigenerazione dallo stress.
Mentre le organizzazioni cercano di ridefinire i modelli e gli ambienti di lavoro, un elemento rimane costante: le persone, o il ”fattore umano”. I lavoratori rappresentano, infatti, un motore essenziale di crescita e innovazione per il successo aziendale, poiché la loro individualità contribuisce a generare nuove idee, approcci innovativi e soluzioni ai problemi. Per acquisire un vantaggio competitivo, un’azienda deve investire nella crescita, nel supporto e nello sviluppo delle persone, valorizzando le loro caratteristiche uniche.
Un libro dedicato alla costruzione dei luoghi di lavoro, con cui le autrici vogliono trasmettere un importante messaggio: i progetti che riguardano gli ambienti lavorativi non devono essere valutati esclusivamente sulla base della loro funzionalità ed economicità, ma anche e soprattutto in base alla loro capacità di migliorare la qualità della vita delle persone e di proteggere l’ambiente per le generazioni future.

A cura di Elisabetta Crolla Gianolio  - Pubblicato in Panorama Risorse Umane - Centro Studi ISPER


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