IL PRIMATO DI ARCHITETTURE CIVILI UNICHE

Articolo - Il giorno Milano - 30 ottobre 2022 - Empio Malara

Tra gli inattesi doni di Milano vi sono da annoverare le moderne architetture civili, non solo “le numerose scuole di arti e mestieri” - rilevate da Carlo Cattaneo nella seconda metà dell’Ottocento quando, “la classe dirigente operosa viveva in palazzi più eleganti e belli che non sfarzosi”.  Se Milano volesse conquistare il primato originale di essere la città italiana più ricca di moderne architetture civili dovrebbe magnificare non solo le sue architetture più sfarzose ma anche quelle pregevoli, poco conosciute, adibite allo svolgimento della vita civile. Se oltre ai dieci migliori edifici classificati da Tripadivisor o alle dieci architetture - più belle di Milano per ogni epoca - selezionate da Archistar o quelle definite tali da Architempore, gli storici di architettura ponessero attenzione alle architetture civili diffuse nel territorio metropolitano , in tal caso il visitatore di Milano potrebbe trovarsi di fronte ad un patrimonio di opere d’arte diverso da quello delle Archistar, un patrimonio del saper fare milanese dedito prevalentemente all’istruzione e all’assistenza sociale.

 

1984_via-Fratelli-Induno

Ma per presentarsi al mondo con una pagella a pieni voti l’Amministrazione dovrebbe restaurare l’Istituto Marchiondi, l’opera di architettura di Vittoriano Viganò, e curare adeguatamente la manutenzione anche straordinaria degli edifici delle diverse scuole e asili moderni senza trascurare quelle innovative, dalla Montessori alla Pizzigoni o le scuole e gli istituti degli altri paesi presenti nella città metropolitana. Non dovrebbe compromettere – posso testimoniarlo - l’estetica degli edifici di pregio come l’Asilo Nido e Consultorio Pediatrico di via Induno progettato da me insieme a Gianni Drago e con la partecipazione di Panos Koulermos. L’asilo, pubblicato da “Casabella” (n°515 del 1985); dalla rivista americana “A +U” (n°186 del 1986); dalla rivista francese Detail (n°1 del 1986); da “L’Architettura” (n°367 del 1986); da “L’Europeo”(n°19/20 del 1986) è stato definito un microcosmo cittadino. Nonostante questi numerosi autorevoli riconoscimenti la sua originale e protettiva terza facciata, una composizione tridimensionale contenente gli arredi urbani incastonati nel vetrocemento, è stata demolita un po’ di anni fa dall’Amministrazione Comunale. La promessa successiva di ricostruirla meriterebbe di essere a gran voce reclamata (l’Ordine degli Architetti è avvertito) per restituire alla città una significativa opera d’architettura civile, come molte altre presenti nel tessuto cittadino che se curate, apprezzate e pubblicizzate potrebbero accreditare Milano come la città più ricca di moderne architetture civili. Un primato che ha radici solide nelle architetture civili costruite dopo l’unità d’Italia e che darebbe alla città meritatamente l’originale primato di essere la città italiana più ricca di architetture civili.

Empio Malara


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